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Uno studio rivela che il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a cambiare lavoro nei prossimi mesi. E rispecchia molto bene la percentuale delle persone tra amici e colleghi che proprio nell’ultimo periodo hanno cambiato lavoro.

Cosa porta una persona a cambiare? E le società come posso rallentare questo fenomeno?

Di recente, nell’azienda dove lavoro sono stato incaricato insieme ad altri miei colleghi di valutare le nuove candidature poiché ci stiamo espandendo e tra chi se ne va e tra le persone che stiamo colloquiando il carico di lavoro è ulteriormente aumentato. Personalmente mi chiedo con che cosa altre aziende mi potrebbero attrarre a loro e come l’azienda attuale si potrebbe difendere.

Innanzitutto andremo a scoprire il fenomeno della Great Resignation per poi concludere il discorso su cosa personalmente mi farebbe cambiare o meno lavoro.

Ricordo inoltre che oltre a essere dipendente di una azienda, gestisco una piccola attività di consulenza informatica e creazione/progettazione di siti web. Se siete alla ricerca di qualcosa come un nuovo pc, un nuovo software per gestire le vostre fatture, avete bisogno di un sito web, e tanto altro. non esitate a contattarmi.

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Foto di Pexels

Fenomeno Great Resignation

Con Great Resignation si fa riferimento al significativo alla tendenza economica in cui i dipendenti si dimettono volontariamente in massa dai loro posti di lavoro.

Ad essere complice dell’innesco di questo meccanismo è stata sicuramente la pandemia, che ha irrevocabilmente cambiato ciò che le persone si aspettano dal lavoro, rivalutando le loro priorità.

I numeri della Great Resignation

Per capire l’ampiezza di quello che sta accadendo basiamoci sui numeri.

Secondo i dati del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, ad agosto 2021 è stato raggiunto il valore record di 4,6 milioni di americani che hanno lasciato volontariamente il lavoro.

A ribadire questo trend anche uno studio effettuato dall’IBM Institute for Business Value (IBV) che ha rilevato che nel 2020, 1 dipendente su 5 ha cambiato volutamente lavoro, la generazione Z (33%) e quella Millennial (25%) rappresentano le fasce di età che più si sono messe in gioco.

Situazione in Italia

L’Associazione Italiana Direzione Personale (AIDP) ha pubblicato i dati secondo cui le dimissioni volontarie fra i giovani in Italia toccano il 60% delle aziende. Ovviamente i settori più coinvolti sono:

  • Informatico e Digitale (32%);
  • Produzione (28%);
  • Marketing e Commerciale (27%).

A cambiare lavoro sono soprattutto i giovani, nella fascia d’età compresa fra i 26 e i 35 anni, che costituisce il 70% del campione analizzato; principalmente impiegati in aziende del Nord Italia. Altro dato a indicare come ancora sia importante il divario tra il Nord e il Sud Italia.

L’Osservatorio HR del Politecnico di Milano, riporta che nell’ultimo anno il tasso di turnover è aumentato per il 73% delle aziende italiane, rivelando difficoltà in termini di capacità di motivare, coinvolgere e trattenere le persone presenti al interno della propria azienda. 

Il 45% degli occupati dichiara di aver cambiato lavoro nell’ultimo anno o di avere intenzione di farlo da qui a 18 mesi. Numeri che crescono per i giovani (18-30 anni), per determinati settori (ICT, Servizi e Finance) e per alcuni profili (professionalità digitali). Tra le persone che hanno cambiato lavoro, 4 su 10 lo hanno fatto senza un’altra offerta di lavoro al momento delle dimissioni a dimostrazione che in determinati settori la richiesta è molto alta.

Le motivazioni che portano le persone a cambiare lavoro

Quali sono le principali motivazioni che stanno portando le persone a cambiare lavoro? Secondo uno studio dell’IBM Institute for Business Value (IBV) che ha coinvolto 14mila persone le ragioni sono:

  • Flessibilità del lavoro;
  • Incarichi più mirati e soddisfacenti;

Le persone della scelta della nuova società hanno principalmente guardato:

  • Equilibrio tra lavoro e vita privata
    • Orario flessibile;
    • Smartworking;
    • Gestione delle ferie;
  • Avanzamento di carriera;

Inoltre, più del 40% ha sottolineato che l’etica e i valori del datore di lavoro sono importanti per motivarli e farli sentire parte di un gruppo, mentre il 36% ha affermato di apprezzare le opportunità di apprendimento continuo.

I Italia quali sono le motivazioni?

In Italia, secondo quanto rileva l’Osservatorio, diversi fattori influiscono sulla scelta di cambiare lavoro: il 46% lo fa per cercare benefici economici, il 35% per le opportunità di carriera, il 24% per una maggiore salute fisica o mentale, il 18% per inseguire le proprie passioni e infine per una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro (18%).

Se guardiamo al mondo dei più giovani è in atto una nuova tendenza, quella della Yolo Economy (You only live once), che sta portando i Millennials e parte della Generazione Z ad abbandonare il posto fisso per avviare nuove attività. Questo perché non trovano l’adeguata soddisfazione personale nel posto dove lavorano e si mettono quindi alla ricerca di esperienze dalle quali trarre dei valori.

Foto di Skitterphoto

Conclusioni

Come tutti i fenomeni la Great Resignation, ci deve far riflettere come meglio fidelizzare non solo il cliente ma in primis le persone che lavorano con te. Sulla questione dei soldi c’è poco da dire a mio avviso, se la persona è sempre alla ricerca dei 100/200 euro in più, poche volte riuscirete a trattenere le persone. I dipendenti vanno stimolati, ogni giorno bisogna percepire di aver imparato qualcosa di più.

Senza entrare nel dettaglio, la società per la quale lavoro attualmente offre un prodotto di Facility Management sul quale può essere fatta una forte personalizzazione per adattare al meglio il prodotto al cliente. Questo, ora la racconta molto semplicemente, consiste nel mostrare o togliere colonne e funzioni nelle pagine web date al cliente.

Con il carattere, nel bene e nel male, che mi ritrovo è una cosa che alla lunga mi avrebbe annoiato. Ho avuto la fortuna, e me la sono poi giocata molto bene, di iniziare a lavorare su progetti nuovi, alternativi e anche un po’ futuristici che mi hanno e mi stanno stimolando.

Questo cosa vuol dire per l’azienda? Che dopo 4 anni gestisco insieme ad un’altra persone un paio di colleghi, lavoro su progetti diversi ogni giorno, studio nuovi linguaggi di programmazione, e soprattutto che rifiuto le 3/4 offerte settimanali che mi arrivano su LinkedIn, perché nessuna offerta di lavoro, indipendentemente dallo stipendio proposto, non riescono a offrirmi una dinamicità di lavoro del genere.

Pertanto questo fenomeno, lo vedo, lo noto ma non mi tocca ma perché io in primis mi sono messo in gioco su diversi lavori e progetti (come offrire consulenze informatiche fuori dal lavoro normale) e non sono rimasto a nascondere o mostrare colonne in delle tabelle.

Crediti:

  • Copertina creata con Canva;
  • Foto presa su Pixabay;
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